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Monitorare il nostro sito per un migliore impatto business

8 Febbraio 2018
Prendendo in analisi diversi portali, in particolare quelli non entreprice, la risposta probabile è no, oppure non al 100%.
Questo è un serio problema di business che non ci permette di prendere decisioni utili ed efficaci riguardo nuovi investimenti in funzionalità, non avendo a disposizione i necessari dati per confermare o rigettare le nostre ipotesi.
Fortunatamente oggi esistono strumenti validi che permettono di controllare ciò che succede all'interno del nostro sito.
Il primo strumento di cui parleremo oggi è lo stack chiamato ELK.
Si tratta di un ecosistema software composto da:
  • Elasticsearch
  • Logstash
  • Kibana
Elasticsearch è un server di ricerca studiato per l’analisi dei dati con architettura distribuita e in grado di gestire dati full text, dati che possono provenire dalle più disparate sorgenti.
È qui che scende in campo Logstash, un componente che si occupa della conversione di flussi di dati: ricevendo in ingresso un flusso di dati in un certo formato, ad esempio un file di log, lo elabora e lo converte in un oggetto che può essere facilmente digerito e indicizzato da Elasticsearch.
Logstash non ha nulla di rivoluzionario al suo interno, ma fa per noi noiose operazioni di conversione tra una moltitudine di formati di dati. È in grado di analizzare i diversi formati in input e attraverso una pipeline composta da filtri e regole di parsing, passo dopo passo, elabora l’informazione fino ad arrivare all’oggetto con il formato desiderato. Nel caso specifico il formato per Elastichsearch, ma può generare anche diversi altri formati di output qualora ne avessimo altre necessità.
I componenti di Logstash che si occupano di digerire i dati sono detti beats. Ne esistono di varia natura a seconda di cosa si sta cercando di analizzare.
È anche possibile inviare direttamente dati a Logstash tramite appositi plugin, per esempio syslog, irc, jdbc, jmx, kafka, ecc.
Ultimo componente di questo stack è Kibana: l’interfaccia utente.
Kibana permette la creazione di query di ricerca, dashboard, grafici, contatori e più o meno ogni cosa che possa essere utile a comprendere i dati che abbiamo raccolto.
Kibana è studiata per poter essere utilizzata anche da persone senza un forte background tecnico, ad esempio il team che si occupa delle vendite, permettendo loro di ottenere i dati necessari senza necessariamente disturbare i tecnici o il gruppo degli sviluppatori.
Il secondo strumento da considerare è PIWIK: si tratta di un software per il tracciamento degli utenti all’interno delle piattaforme web.
Si occupa di tracciare e analizzare il comportamento degli utenti, alcune delle informazioni che raccoglie sono: la traiettoria dell’utente (con punti di ingresso e punti di uscita), numero di utenti, numero di utenti unici, tempo di visita.
Può essere utile comprendere se, ad esempio, esistono pagine poco chiare che portano l’utente a interrompere l’acquisto, oppure se sono in evidenza i prodotti meno interessanti.
Esistono da tempo servizi di questo genere, offerti in forma gratuita e che non richiedono particolari integrazioni, ma potrebbe essere interessante avere questo tipo di funzionalità meglio integrate con l’infrastruttura, utilizzando ad esempio la nostra base utenti per permettere l’accesso ai dati, senza rendere pubbliche e fruibili le nostre informazioni a terze parti.
Indubbiamente misurare con successo la fruibilità della nostra piattaforma web non è facile, e molto difficile è comprendere cosa sia davvero importante e cosa no.
Bisognerebbe cercare soluzioni per evitare lo spreco di risorse in funzioni non utili ai fini di business, approcciando in maniera costruttiva per arrivare allo sviluppo di nuove funzioni utili e redditizie.